Rivoltanti e involute circonvoluzioni
escono dalle tue mani, scribacchino.
A nulla sospira il cuore di fango
che ti si agita in petto, arrogante.
Tenti la via altisonante ma scopri
che dono di versi non t’è dato.
E dunque d’industri ad elevar registri
ch’al picciol parlare dian splendore.
Ricerchi l’astruso ad ogni costo,
e significante uccide significato.
Forma non v’è che non adoperi
onde violare l’orecchio altrui.
Cerchi il plauso del nulla che legge,
com’acqua chi vaga nel deserto ardente.
Non pensi che il tuo squallore interiore,
rende ogni verso un supplizio atroce.
Quasi che “scordar” valga meno,
di quanto possa dire “obnubilar”.
Osi chiamarti Poeta e muore la Poesia,
che perfezion è raggiunta, nel peggio.
Stima non ti offro, né riguardo alcuno,
seppur fossi il solo, a leggerti io soffro.
Piange lacrime d’inchiostro la penna
che conduci, e certo non di gioia.
Il foglio potesse, misero compiango,
scapperebbe dal tuo nefando intento.
Lordi la carta con poetico strame,
ch’avrà pur alto suono, ma resta letame.
Francesco Rivoltanti e involute circonvoluzioni
escono dalle tue mani, scribacchino.
A nulla sospira il cuore di fango
che ti si agita in petto, arrogante.
Tenti la via altisonante ma scopri
che dono di versi non t’è dato.
E dunque d’industri ad elevar registri
ch’al picciol parlare dian splendore.
Ricerchi l’astruso ad ogni costo,
e significante uccide significato.
Forma non v’è che non adoperi
onde violare l’orecchio altrui.
Cerchi il plauso del nulla che legge,
com’acqua chi vaga nel deserto ardente.
Non pensi che il tuo squallore interiore,
rende ogni verso un supplizio atroce.
Quasi che “scordar” valga meno,
di quanto possa dire “obnubilar”.
Osi chiamarti Poeta e muore la Poesia,
che perfezion è raggiunta, nel peggio.
Stima non ti offro, né riguardo alcuno,
seppur fossi il solo, a leggerti io soffro.
Piange lacrime d’inchiostro la penna
che conduci, e certo non di gioia.
Il foglio potesse, misero compiango,
scapperebbe dal tuo nefando intento.
Lordi la carta con poetico strame,
ch’avrà pur alto suono, ma resta letame.
Francesco Vitellini
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27 luglio 2010
Sognar d'amore
Note stonate affollano la mente,
pensieri scollegati…
(…quando ti sarò vicino
e il mio cuore parlerà al tuo…
ti riconoscerò anche in mezzo a milioni…)
La gente intorno, simulacri,
creati e poi ignorati…
(…quando sfiorerò il tuo viso
con una tenera carezza,
il mio animo tremerà di gioia…)
Passa il tempo e passi tu
vecchio di più ogni giorno…
(…quando ti stringerò tra le braccia,
sussurrami dolci parole,
inebriandomi del loro suono…)
Vagabondo della vita,
vivi a tratti..
(…e quando le mie labbra
si poggeranno sulle tue
espira, affinché la mia vita
possa nutrirsi di te…)
Infine ti svegli dal torpore
di una dose troppo forte
(…d’amore…)
------------------------
Francesco Vitellini
pensieri scollegati…
(…quando ti sarò vicino
e il mio cuore parlerà al tuo…
ti riconoscerò anche in mezzo a milioni…)
La gente intorno, simulacri,
creati e poi ignorati…
(…quando sfiorerò il tuo viso
con una tenera carezza,
il mio animo tremerà di gioia…)
Passa il tempo e passi tu
vecchio di più ogni giorno…
(…quando ti stringerò tra le braccia,
sussurrami dolci parole,
inebriandomi del loro suono…)
Vagabondo della vita,
vivi a tratti..
(…e quando le mie labbra
si poggeranno sulle tue
espira, affinché la mia vita
possa nutrirsi di te…)
Infine ti svegli dal torpore
di una dose troppo forte
(…d’amore…)
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Francesco Vitellini
Uomo in mare
Prendi il largo,
sul mare sconfinato
della libertà…
solo con te stesso,
la tua parte più vera…
Cazzate!!!
Isolato fra le onde,
in preda a venti,
diabolici e malevoli…
… a speranze disperate,
a illusioni, disilluse
in un lampo…
… sbattuto qua e là,
senza controllo
sul mio destino…
Sono con me stesso
la mia parte più nera…
Francesco Vitellini
sul mare sconfinato
della libertà…
solo con te stesso,
la tua parte più vera…
Cazzate!!!
Isolato fra le onde,
in preda a venti,
diabolici e malevoli…
… a speranze disperate,
a illusioni, disilluse
in un lampo…
… sbattuto qua e là,
senza controllo
sul mio destino…
Sono con me stesso
la mia parte più nera…
Francesco Vitellini
Dopo la battaglia ..
Campi vuoti pieni di cadaveri:
questo è ciò che vedi…
urla di rabbia e penosi lamenti:
questo è ciò che senti…
tanfo di paura e puzzo di morte:
questo è ciò che odori…
bile e sangue in bocca:
questo è ciò che gusti…
legno duro e acciaio lucido:
questo è ciò che tocchi…
Padrone del campo! Finalmente!
… eppure soffri …
… dopo la battaglia…
Stanchezza e delusione,
sebbene vittorioso,
opprimono come montagne…
Spalle curve reggono
il fulmine della battaglia,
pesante e viscido creatore di vedove,
e lo scudo ammaccato e lordato.
Fronte e braccia coperte di rosso,
capelli unti, gambe tremanti,
e l’occhio pesto; con sguardo spento
cerchi l’ombra dell’amico fraterno…
è toccata a lui stavolta, cattiva sorte?
E’ arrivata per lui l’ora
di guardare in faccia il Fato?
Dolore ad ogni passo,
senza requie alcuna.
Il nemico in fuga…
o morente…
Torni al campo, eroe!
Così pochi???
Bramando l’inebriante conforto del vino
bevi per scordare la testa spiccata dal collo,
ma non v’è abbastanza uva al mondo
per cancellare lo sguardo infinito
carico di terrore che ti lanciò,
muto rimprovero alla tua bravura…
Dell’amico nessuna traccia…
Vagando per l’inferno in terra
infine lo trovi…
agonizzante…
implorante la morte...
… e in una lacrima diventi Fato…
Francesco Vitellini
questo è ciò che vedi…
urla di rabbia e penosi lamenti:
questo è ciò che senti…
tanfo di paura e puzzo di morte:
questo è ciò che odori…
bile e sangue in bocca:
questo è ciò che gusti…
legno duro e acciaio lucido:
questo è ciò che tocchi…
Padrone del campo! Finalmente!
… eppure soffri …
… dopo la battaglia…
Stanchezza e delusione,
sebbene vittorioso,
opprimono come montagne…
Spalle curve reggono
il fulmine della battaglia,
pesante e viscido creatore di vedove,
e lo scudo ammaccato e lordato.
Fronte e braccia coperte di rosso,
capelli unti, gambe tremanti,
e l’occhio pesto; con sguardo spento
cerchi l’ombra dell’amico fraterno…
è toccata a lui stavolta, cattiva sorte?
E’ arrivata per lui l’ora
di guardare in faccia il Fato?
Dolore ad ogni passo,
senza requie alcuna.
Il nemico in fuga…
o morente…
Torni al campo, eroe!
Così pochi???
Bramando l’inebriante conforto del vino
bevi per scordare la testa spiccata dal collo,
ma non v’è abbastanza uva al mondo
per cancellare lo sguardo infinito
carico di terrore che ti lanciò,
muto rimprovero alla tua bravura…
Dell’amico nessuna traccia…
Vagando per l’inferno in terra
infine lo trovi…
agonizzante…
implorante la morte...
… e in una lacrima diventi Fato…
Francesco Vitellini
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