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6 agosto 2013

Amarezza

Con le mani incrociate dietro la schiena osservo ciò che la notte vuole mostrarmi , percepisco l'anzianità del gesto ed un po' me ne vergogno.
Comprendo quanta superficialità guidi quelle poche auto per le strade, la città immersa nel suo silenzio interrotto dagli stolti,
gioventù comprensibilmente incosciente che accetta di avere un comportamento inaccettabile.
Sono ancora giovane e mi sento vecchio dentro, incolpo di ciò la mia consapevolezza che aumenta perchè maggiore è il sapere e la coscienza del se, maggiore è la sensazione di sentirsi antiquato.
O forse è solo l'espressione di un disagio, insopportabile in quanto reale, colonna portante di questa società che non accetta di essere guidata da coloro che definisce "vecchi" e che forse sono solo degli "angeli", rimasti sulla terra grazie alla speranza di chi non si vuole arrendere a questo mondo di merda.


                                                                                                                                 Andrea Bidin

27 maggio 2013

Coacervo emozionale

Animo occhi impazziti nel percepire tutto ciò che mi sta intorno.
Badate bene però, non parlo di ciò che è chiaramente visibile bensì di quel che più semplicemente è percepibile.
Così guardo quella donna col viso segnato dal tempo e dal dolore,  intuendone le difficoltà emotive, forse legate a passate relazioni affettive.
Osservo quel bambino che viene tenuto per mano e comprendo la sua innocente e sincera eccitazione per la crescita.
Squadro dalla testa ai piedi quell’anziano col sacchetto della spesa, gli occhi spenti e la postura rivolta verso il basso, che mi fa intuire quanto pesi a quella persona non aver ottenuto la dovuta gratificazione alle fatiche della vita cui si è giocoforza sottoposto.
Ogni tanto poi mi capita di fermarmi, spaventato dalla dea Supponenza, che mi osserva con occhi vitrei e minaccia di entrare a far parte di te quando meno me lo aspetto.
E così, con tutta la volontà di cui sono in possesso la rifiuto, la respingo, in qualche modo mi convinco di non esser spinto da desideri di stampo megalomane e pretenzioso, ma dal più semplice e modesto “placido osservare”, non do adito a giudizi morali e mi mantengo piuttosto in equilibrio sul sottile filo dell’onesta constatazione.
E nel momento in cui mi ritrovo ad elaborare questi pensieri, continuando ad osservare tutti coloro che mi passano attorno ma con l’intuizione mutata dai miei pseudo ragionamenti, capisco di essere io quello che viene realmente osservato.
E’ una percezione orribile, decine di occhi assenti mi guardano ogni giorno, senza emettere alcun tipo di intuizione ma solo orribili lacrime chiare, brillanti, cariche di sentimento e di amaro dolore
E nel mio raggio visivo limitato dall’impossibilità di muovere la testa, riesco solo parzialmente ad osservare l’uomo in camice bianco che si avvicina alla mia destra catalizzando l’attenzione degli astanti.
Credo di udire un click. Poi, il buio.


Andrea Bidin

23 aprile 2013

La disonestà radicata in ciascuno di noi impedisce al nostro senso civico di dominare completamente la nostra mente ed il nostro corpo.
 Andrea Bidin 
da PensieriParole
Liberarsi dei fantasmi che circondano la nostra mente è l'ostacolo più grande che ciascuno di noi dovrà prima o poi affrontare per dare un senso alla propria esistenza.
Andrea Bidin 
da PensieriParole
L'illusione è il nostro più grande problema. L'illusione è la menzogna che ci aiuta a vivere.
 Andrea Bidin 
da PensieriParole


Con gli occhi senza emozione, svuotati dalle esigenze quotidiane della vita che ci obbligano ad operare come dei robot, osservo il presente ed appoggio la penna sul tavolo. Mi manca la forza necessaria ad esprimere le mie emozioni, la mano sulla fronte china sul foglio è fonte di sollievo. Meglio concedersi alla nebbia mentale che anestetizza il mio corpo ed il mio cuore per difendermi dalle brutture che mi circondano. Non compatitemi, provateci anche voi. Vi renderete conto che è meglio un foglio bianco dato in pasto alla nostra mente piuttosto di uno scritto dalla società odierna, prima di umanità ed emozioni, volta al profitto ed al becero sollazzo. Preferisco poche idee confuse da apporre su una tela vergine al necessario intrattenimento salvavita che ci viene offerto come risarcimento di una giornata affrontata a mo' di automa.
 Andrea Bidin
da PensieriParole

3 agosto 2010

Penseresti che... ed invece semplicemente vaffanculo!

Io.
Se Io. ora venissi li da te e ti mandassi a fare in culo, cosa penseresti?
Penseresti d'essere stato considerato in maniera erronea dal sottoscritto?
Penseresti che sono un coglione e mi insulteresi a vicenda?
Subiresti l'offesa offrendomi un semplice gesto di sdegno?
Crederesti che mi sia rivolto alla persona sbagliata?
Penseresti che in fondo sono solo l'ultima persona delle tante che se l'è presa con te senza motivo?
Proveresti a reagire fisicamente all'offesa?
Mi considereresti semplicemente un disadattato mentale?
Ti sentiresti vittima degli eventi?
Proveresti disgusto per il sottoscritto al quale elargiresti indifferenza?

O, molto più semplicemente,
capiresti che forse sarebbe il caso di mantenere la calma per poter comprendere il motivo di quella mia affermazione?
Ovvietà? No.
Al giorno d'oggi è un privilegio porsi questi dubbi.
Davvero, non capisci ciò che intendo?
Ma svegliati, cazzo!


Andrea Bidin

29 luglio 2010

Dominati dagli schemi

Viviamo negli schemi.
Viviamo per gli schemi.
Tutto ciò che ci circonda si basa apparentemente su schemi. In tutto ciò che ci circonda noi cerchiamo degli schemi.
Identificativi. Chiarificatori. Rilassanti?
Dalla natura umana la casualità non è ben digerita. Vogliamo trovare una spiegazione schematica a qualunque evento ci si presenti innanzi.
Ci illudiamo di poter trovare uno schema in qualunque evento ci si presenti innanzi.
L'infanzia, l'innocenza, l'emotività sincera si dimentica in fretta.
E nel momento in cui ci rendiamo conto di tutto questo comprendiamo che la morte interiore l'abbiamo già vissuta.
Proprio così. Ci possiede.
Osservo questa foglia piena zeppa di gocce d'acqua piovana. Il temporale non cessa. La sua forza naturale imperversa su tutto e tutti.
Vogliamo trovar degli schemi anche in questo?
No.
Per una volta cerchiamo il sentimento, magari tramutandolo in poesia.
Osservo questa foglia piena zeppa di gocce d'acqua piovana.
Elimino gli schemi dalla mia mente.
Si fa luce dentro me il logoro bagliore dell'emozione.
Il mio viso s'illumina.
E mi chiedo come ho potuto per così tanto tempo starne senza.


Andrea Bidin

27 luglio 2010

Do you remember?

Un tempo avrei potuto dire "la penna non scrive più: l'inchiostro si è seccato. Troppo tempo è passato".
Ora tutto ciò che posso far notare è la polvere presente sulla tastiera, da tanto tempo inutilizzata per scopi che
oltrepassino il semplice "vivere".
Il computer, strumento moderno per veicolare emozioni, deve andar oltre la quotidianità ed il banale. Deve esprimere
EMOZIONI.
Da quel 19 febbraio, ultima data significativa in ambito cultural-letterario è passato tanto, troppo tempo.
E' giunta l'ora di riprendere la battaglia contro l'illusione e l'ipocrisia.
E' giunta l'ora di ricominciare a combattere, a sognare.
E' giunta l'ora di tornare a bestemmiare ed a dar sfogo alla rabbia.
Bentornato a casa, Andrea.

La lunga battaglia contro l'illusione

Sorvoliamo sull'ignobile attacco di Alfano nei confronti di chi legittimamente (e finalmente aggiungo io) ha denunciato i fatti di pedofilia interni alla chiesa a Milano.
Quel che mi lascia davvero perplesso è il grado di omertà perdurato fino ad oggi.
Tutti noi, chi più e chi meno, conosciamo questa tristissima realtà insita nelle lobby di potere cattoliche (e non solo): son risaputi i fattacci anni ottanta verificatisi negli
States, per i quali la Chiesa spa ha sganciato milioni di dollari pur di mantenere il velo di silenzio su se stessa ed i suoi colpevoli discepoli.
Non pensate si sia superato il limite di fronte a tutto ciò? Possibile che la ferrea ed inossidabile fede religiosa sia tale da permettere ai tantissimi credenti di passar sopra tutto questo?
I commenti indignati trasmessi in televisione, sui giornali e sul web non vi ingannino: sono moltissime le persone che stanno comunque facendo finta di nulla, illudendosi che possa trattarsi di falsa informazione, restii a danneggiare delle fondamenta morali che li sorreggono da una vita.
E forse è qui che risiede davvero il problema. La fede non può diventare una verità assoluta, soprattutto quando si verificano delle palesi schifezze come quelle descritte in questi giorni. Chi si ostina a negare la realtà dei fatti e ad affrontare questo enorme problema è parte integrante di questo orrido sistema, perchè col suo muro d'indignazione fuori luogo impedisce a tutti noi di sistemare una situazione che sta raggiungendo i limiti della decenza.

Allora mi chiedo, e voi assieme a me dovreste chiedervi: perchè dobbiamo continuare a sorbirci delle giuste gogne mediatiche nei confronti di pedofili nostri (purtroppo) concittadini, mentre delle versioni ecclesiastiche non facciamo altro che sentir smentite, nonostante le prove tangibili? Perchè dobbiamo accettare questa infinita politica del disimpegno e del disinteresse nei confronti di alcune caste? Perchè dobbiamo continuare a vivere in un paese dove la legge non è uguale per tutti?
Ma chi siete, chi siamo per accettare tutto questo?
Ditemelo, per favore. Chi ve lo fa fare?
Se fosse vostro figlio o vostra figlia a subire tali violenze ditemi, sareste ancora disposti a metter la fede in dio (e nella chiesa) di fronte alla brutalità di queste azioni?
Francamente ne dubito.






Andrea Bidin

Angoscia culturale

Laconoscenza origina inevitabilmente enormi difficoltà, ti apre forzatamente gli occhi obbligandoti ad osservare leambiguità del mondo in cui vivi, mina responsabilmente le tue certezze danneggiandolealle fondamenta, distrugge le tue illusioni con una naturalezzadisarmante. La conoscenza è pericolosa ed angosciante, eppure non posso proprio farne a meno,ne bramo sempre di più. Totale infatuazione

Andrea Bidin

Attimi di eterno attorno a me

Voglio volere, voglio volare con essi.
Ma quanto sono veloci? Quanto vale un attimo?
Quante volte diciamo un attimo: agli amici, ai genitori, a noi stessi.
Se contiamo tutti gli attimi che prendiamo varranno quanto..una vita secondo me.
E vale la pena perdere tutti questi attimi?
No, approfitto dell'occasione.
Ho sempre pensato ad una realtà malvagia attorno a me, crudele spietata senza moralità.
Rifugiandomi nel mio io più profondo, mi sono preso troppi attimi.
Ma se la realtà non è così brutta come sembra? Vale la pena viverla?
Ah, quante domande.
Stanno prendendo i dubbi ancora una volta, i dubbi sul destino su chi sono cosa sarò cosa farò.
E se fallissi? Ma fallire cosa? Che obiettivi?
Eppure una cosa c'è, un filo c'è sempre.
La mia Dea è sempre con me, dolce mi accudisce sempre in ogni istante è sempre nella mia testa non se ne va mai.
E' nel sangue nelle vene nel cuore in ogni cellula del mio corpo.
La amo, penso che questo sia il vero amore, anche se l'amore non so più veramente cosa sia.
Sembra passata una vita da quando urlavo a tutto il mondo di amarla.
Eppure una vita non basterà a dimenticarla.
Molte altre verranno, molti altri ricordi si immagazzineranno.
Ma quello che mi dava, è quasi vicino a quello che mi da la Dea ogni secondo.
Però sono vivo, e questo basta ad andare avanti, sempre senza mai mollare senza mai cedere.
Mi esaurirò lo so, morirò di sfinimento, ma sempre a testa alta.
Voglio essere ricordato, da più persone possibili.
Ecco l'obiettivo: non fallirò me lo sento.
Se almeno una persona si ricorderà di me per tutta la vita per quello che sono e per quello che valgo allora sarò felice.
E ci sarà sempre la mia Dea.
Per sempre.


Davide Turatti

Quelli della maschera.... teatrale?

Sarò breve, come al mio solito.
Abbiamo un nome che dalla nascita ci identifica purtroppo non univocamente, viviamo una vita che dovrebbe essere diversa , o meglio, potrebbe esser diversa da quelle dei nostri simili, eppure spesso questo non rispecchia la realtà dei fatti.
Acquistiamo prodotti in serie, che in una qualche maniera ci portano ad assomigliarci tutti, nei gusti , negli usi e costumi quotidiani. Tutto ciò che ci circonda tende inevitabilmente ad accomunarci, a renderci simili, ad uniformarci per ciò che facciamo, indossiamo, possediamo, togliendoci quasi ogni possibilità di mettere in mostra le nostre reali qualità.
In questo mare di mediocrità ed uguaglianza abbiamo praticamente solo noi stessi per distinguerci, il nostro pensiero, il nostro carattere, il nostro modo di ragionare ed affrontare la vita: per quanto poco possa sembrare questo sarebbe sufficiente per renderci unici al mondo, almeno in qualche sfumatura interiore. Eppure anche questo non vien fatto, tant'è vero che guardandomi intorno vedo solo un'enormità di maschere, appariscenti, pacchiane, sbruffone, intelligenti, perspicaci, loquaci.... caratteristiche, interessanti, affascinanti, ammalianti, maschere di qualità, maschere.
Una maschera è un modo di apparire, è un io costruito non secondo ciò che siamo ma secondo ciò che gli altri vogliono vedere e che noi, per sicurezza personale, per apparire, per farci ben volere, cerchiamo di assecondare, avvicinare, raggiungere. Ma si tratta pur sempre di un io costruito a tavolino, studiato, non rappresentante veritiero di noi stessi, non sempre almeno.
E' questo fenomeno della "maschera" che davvero non sopporto. Ci son stati grandi scrittori del passato (uno su tutti il maestro Pirandello nel suo massimo capolavoro "uno nessuno centomila") che hanno affrontato la questione dal punto di vista individuale, personale, cercando di rapportarsi in prima persona tramite un personaggio inventato e forse maschera lui pure di noi stessi che tenta di comprendere il mondo che lo circonda, le persone che lo circondano, i loro comportamenti, i loro gesti, i loro pensieri, le loro paure, le loro convinzioni.
Nell'opera massima pirandelliana il protagonista ipotizza l'esistenza di più maschere di se stesso, di più io appartenenti ad ogni persona che lo attornia e che lo vede, giocoforza, secondo le sue idee, i suoi principi, le sue convinzioni. Nel susseguirsi di eventi quotidiani si arriva alla conclusione che ognuno conosce il protagonista secondo quelle che sono le sue idee, arrivando a vedere in lui una persona diversa, una persona che non gli appartiene realmente ma che ai nostri occhi sembra reale. Quando chi lo circonda si accorge che la "maschera" costruita non corrisponde alla realtà, s'inorridisce e da la colpa al protagonista, reo di esser cambiato col tempo: queste persone non si rendono conto che il protagonista non è affatto cambiato, è la loro visione di lui che è crollata sotto i colpi dell'invadente realtà, e per questo motivo percepiscono un senso di tradimento che non li abbandonerà mai.
Traendo spunto da tutto ciò, aggiungo che a mio modo di vedere la maggior parte di noi ha una propria maschera, al giorno d'oggi, atta a compiacere chi ci circonda nel nemmeno troppo velato tentativo di distinguersi per meriti che probabilmente neanche ci appartengono.
Questo aspetto è forse il più triste da constatare perchè, diciamolo chiaramente, finchè non te ne accorgi vivi bene, probabilmente tu stesso uniformandoti a ciò che gli altri desiderano da te hai una vita apparentemente tranquilla e soddisfacente, ma se e quando dovessi mai accorgerti di avere addosso una maschera che non ti appartiene, che non ti rappresenta e dunque non ti realizza veramente, allora vedrai veramente il buio, il puro e semplice oblio.
Rendersi conto da un momento all'altro (come sempre più spesso accade col passare degli anni e delle esperienze) di essere circondati da persone che non sono realmente loro, e peggio ancora comprendere di esser noi stessi i primi a fingere, è quanto di più deprimente si possa vivere, una sensazione di disagio e di non appartenenza all'ambiente che ci circonda che ti farà sprofondare negli abissi più cupi ed angusti che mente umana sia in grado di generare.
Questo momento di massima difficoltà può però essere anche l'occasione della propria rinascita, dal momento che solo a questo punto avremo forse davvero il coraggio, la forza, la voglia, il desiderio di mostrarci per ciò che saremo e sentirci fieri a prescindere da giudizi, commenti, pensieri: semplicemente perchè ci renderemo forse conto che ad esser noi stessi ci sentiremo bene, soddisfatti, realizzati. Alle volte si pensa di dover fare chissà cosa per sentirsi cosi sereni con noi stessi, e non ci rendiamo conto di quanto poco ci voglia... basterebbe aprire gli occhi, accettare l'idea di appartenere ad una società che il più delle volte non ci rispecchia, e perseguire quelli che sono i nostri veri ideali, le nostre vere convinzioni, i nostri veri sogni.

Ed allora, trattandosi di commedia umana quella che tutti i giorni viviamo, sarebbe così insensato parlar di maschera teatrale? Una maschera sfruttata per quella vita considerata uno spettacolo nel quale è molto più importante apparire che essere, fingere che esser se stessi, vivere nella finzione ed evitare i problemi piuttosto che vivere nella realtà ed affrontarli?
E' puro spettacolo, pura finzione, puro intrattenimento per gli spettatori della nostra vita, che applaudono soddisfatti alla messa in scena tanto attesa, tanto desiderata, tanto agognata.
Non riuscite a comprendere tutto questo?
Non posso certo farvene una colpa. Fate così: Indossate pure la maschera adatta, un nuovo spettacolo stà per cominciare


Andrea Bidin

Sfogo cancerogeno

Io.
Sono io.
Sono un ragazzo.
Sono uno studente.
Sono un lavoratore a tempo pieno.
Io.
Sono un ragazzo che vive in un paese praticamente disabitato.
Sono uno studente che si smazza ore di studio tutti i giorni.
Sono un lavoratore a tempo pieno che deve affrontare ogni giorno clienti con personalità di ogni tipo.
Io.
Sono un ragazzo che ha scoperto la passione per la letteratura.
Sono uno studente che ha riscoperto il piacere dello studio.
Sono un lavoratore a tempo pieno che finalmente si stà realizzando in ciò che fa.
Io.
Sono un ragazzo che ha capito di esser portato per la scrittura nonostante non abbia mai seguito studi propedeutici a questo tipo di arte.
Sono uno studente che deve tradurre ogni tipo di appunto dall'inglese in italiano per poter stare al passo coi tempi.
Sono un lavoratore a tempo pieno che vivendo da solo torna a casa e deve pensare a tutto.
Io.
Sono un ragazzo che non si rispecchia nella società conformista ed illusoria in cui vive.
Sono uno studente che ne ha piene le palle di dover spiegare alla gente perchè lavora e studia assieme.
Sono un lavoratore a tempo pieno che alle volte vorrebbe mandare a fanculo tutti quanti solo per il gusto di farlo.
Io.
Sono un ragazzo che ha trovato conforto e complicità nei libri, nelle parole di autori che anni, secoli fa hanno ponderato i miei stessi pensieri, le mie stesse idee, i miei stessi ideali. Mi devo "rifugiare" in essi per trovare comprensione, compiacimento, interesse in ciò che dico e che penso.
Sono uno studente che deve far combaciare tutti gli impegni cercando di ottenere risultati in tutto ciò che fa.
Sono un lavoratore a tempo pieno che ama il ballo e la palestra, e si applica in essi senza timore e con grande vitalità.
Io.
Sono un ragazzo che si è stancato di dover sempre spiegare, giustificare, descrivere il perchè ed il per come di certi pensieri, comportamenti, azioni, quasi tutte atte a far del bene per se stesso e chi gli stà intorno. Vive in una società in cui deve spiegare le azioni dettate dall'amore e dall'affetto, quelle spinte dalla rabbia e dall'odio vengono subito comprese.
Sono uno studente che nei week end non vuole privarsi di amici ed amiche, deve studiare, deve sistemar casa, deve preparare da mangiare, deve pulire, stirare , lavare. Deve divertirsi e sfogarsi per non impazzire, tener lontane le attenzioni di ragazze non molto apprezzate.
Sono un lavoratore a tempo pieno che da un anno e mezzo non fa 1 settimana piena di vacanza.
Io.
Sono un ragazzo che vorrebbe vivere in una società migliore e che non si ritrova in quella attuale pregna di illusione, bugie, ipocrisia, falsità, falsi moralismi. Sono un ragazzo che si preoccupa del prossimo, che si preoccupa dell'ambiente, che si preoccupa della vita nel suo più puro significato.
Sono uno studente che a forza di star davanti al pc per studio e per lavoro teme di diventar orbo prima del previsto.
Sono un lavoratore a tempo pieno che ottiene gratificazioni col contagocce a causa dell'ambiente in cui lavora, e nonostante ciò deve far buon viso a cattivo gioco, far credere che tutto vada bene, non far pesare agli altri i problemi che ci sono e ci saranno.
Io.
Sono un ragazzo che ha subito grosse ferite morali ed affettive, dalle persone che più ama ed ha amato, che nonostante questo tira avanti la baracca senza l'aiuto di nessuno da un po' di tempo a questa parte, che non si arrende di fronte a niente, che nei momenti bui si è sempre rialzato con le sue mani e le sue forze.
Sono uno studente che studia la sera e la mattina alle 5 per poter riuscire a stare al passo con le materie che segue.
Sono un lavoratore a tempo pieno che vorrebbe trovare un lavoro di gran lunga migliore e soprattutto più gratificante.
Io.
Sono un ragazzo che c'è sempre per tutti, che per la sua bontà spesso è stato fregato, raggirato, preso in giro, che non si tira indietro di fronte a nulla e per questo alle volte viene addirittura etichettato come cieco, insensibile.
Sono uno studente che spende una barca di soldi per poter studiare neanche in italiano.. in inglese!!!!
Sono un lavoratore a tempo pieno che tutto sommato non ha mai fatto mancare il suo apporto in ambito professionale.
Io.
Sono un ragazzo che vuol vivere la vita, trovare un nuovo amore, provare nuove emozioni, vivere momenti indimenticabili.
Sono uno studente che vuole portare avanti gli studi nonostante tutto e nonostante tutti, fregandosene altamente di ciò che può pensare la gente.
Sono un lavoratore a tempo pieno che riuscirà prima o poi a far qualcosa di veramente importante.
Io.
Sono un ragazzo che non cederà mai di fronte a nulla, che darà la vita per le persone che ama ed amerà, che non modificherà mai il proprio modo di fare e pensare e farà di tutto per incrementare il proprio bagaglio culturale.
Sono uno studente che riuscirà a laurearsi alla faccia di tutti coloro che pensano il contrario.
Sono un lavoratore a tempo pieno che si affermerà, in questo campo lavorativo o in un altro, senza mai abbattersi completamente, ottenendo un successo meritato.

Io.
Sono un ragazzo che fa parte di questa Italia e farà tutto il possibile per migliorarla.
Sono uno studente che affronta i problemi della vita quotidiana accentuati dal vivere da solo.
Sono un lavoratore a tempo pieno che non si ferma in nessuna situazione.

Io.
Sono io.
Mi chiamo Andrea.
E non mollero MAI.

Il coraggio di non poter scegliere

E' nel tempo che tutto trova compimento... la sicurezza è dettata dagli eventi, dalle opzioni, dalle possibilità di scelta...quando queste ti verranno tolte una ad una e di scelta ne sarà rimasta unasola, come ti comporterai? Non avrai più niente se non quella singolaopzione che, volente o nolente, dovrai accettare, anche se questa ti farà del male, anche se ti farà soffrire o ti costringerà a far cose di cui ti pentirai, per un motivo o per l'altro.
Tutti dobbiamo prima o poi affrontare questa situazione... non tuttiriusciamo a superarla...che sia nel lavoro, nella famiglia, nell'amore, nello studio... chi ci riesce vive o vivrà una nuova vita...chi non ci riesce sarà inevitabilmente legato al passato e cieco versoil futuro.
Io quell'ostacolo l'ho passato, se vuoi dammi pure la tua mano, portandoti con me ti aiuterò ad aprire gli occhi


Andrea Bidin

E...

E' tutto così volubile, così indefinito... di sicuro non c'è nulla, neanche noi stessi... eppure, eppure.. mi affascina...la vita è ricca di emozioni e misteri, aspetta solo che qualcuno sappia viverli il più possibile, trovando il lato positivo in ogni situazione e cercando la felicità ovunque si trovi, qualunque cosa si faccia...


Andrea Bidin

Elogio a delle teste di cazzo

Dunque, tu dici di si, anche te? Ok perfetto.. e tu, non te... quello dietro di te.. si? anche te? perfetto.
Chi altro è per il si? Tu, tu, tu, ah anche te, e te... quindi siete tutti per il si?
Ecco, io sono per il no, mi spiace ma a quanto pare vado controcorrente. Vi sembra strano che dica no? Dite davvero? Credetemi, è più strano ed aberrante per me osservare il conformismo che vi domina quotidianamente ed al quale date piena autorità di controllo su di voi, sul vostro pensiero, sui vostri modi di fare.

Come dite? E' sbagliato quello che dico? E secondo quale criterio...il vostro? Vi dirò che... preferisco sbagliare di testa mia piuttosto che uniformarmi al vostro comune pensiero, giusto o sbagliato che sia. Non ne comprendete il motivo? Beh è ovvio.
Ah, mi chiedete cosa dirò se qualche volta il mio pensiero sarà uguale al vostro? Eh eh... in quel caso sarà una semplice e pura coincidenza, credetemi.




Andrea Bidin

Tutte le mie forze rivolte alla ricerca della felicità

Nel cesto delle emozioni scelgo quella di cui sento più il bisogno: l'amore. La tengo in mano e la stringo contro il mio petto nella speranza che riesca a mettersi in contatto col mio cuorecreando un dialogo indistruttibile ed indissolubile negli anni a venire.
E mentre il mio corpo concentra tutte le proprie forze in questo scambio di energie sollevo il viso permettendo agli occhi di osservare il cielo e permettere alla mia mente di pensare e sognare un futuro sereno e felice affianco a chi mi vuol bene ed alla donna che amerò.
Con la mano cerco la sedia alle mie spalle e, nell'appoggiarmi ad essa l'udito diventa improvvisamente più percettivo ed il suono che arriva dall'esterno sembra dirmi "qualcuno ti stà cercando".
Mi alzo speranzoso , ripongo l'amore nella mia cesta delle emozioni e mi dirigo verso la porta di casa: nell'uscire mi volto un'ultima volta osservando il passato alle mie spalle e , sorridendo, chiudo tutto questo dietro di me, incamminandomi verso il futuro, verso il presente, verso chi mi stà cercando ed aspettando da un minuto, da un giorno, da una vita.. verso la felicità


Andrea Bidin

Superiorità illusoria ?

Tu mi guardi con gli occhi di chi sà cosa vuole dalla vita..
tu mi guardi indossando abiti ed accessori firmati e guidando auto costose..
tu mi guardi abbracciando le molte ragazze che hai conosciuto e ti hanno accompagnato..
tu mi guardi coi biglietti per la discoteca e racconti le mille serate passate a divertirti..
tu mi guardi raccontandomi del tuo lavoro e delle spinte che hai ricevuto per raggiungere un certo livello d'autonomia nello stesso, vantandotene largamente e giustificandole in ogni qual modo..
tu mi guardi, ti definisci uomo vero dispensandomi consigli e non ti rendi conto che il mio silenzio val più di mille parole. Non si tratta di disprezzo il mio, ma di semplice compassione che, dal profondo delle sofferenze e delle difficoltà affrontate nella vita, mi permettono di comunicarti con gli occhi "tu sei un uomo? dovresti essere il mio, nostro modello? Prima affronta ciò che io e tanti altri abbiamo vissuto, solo a quel punto avrai forse la fortuna di possedere l'umiltà necessaria per capire che la vita adulta è un'altra cosa, che la maturità non si misura dai divertimenti che ci si può permettere e dai beni materiali che si possono possedere, di qualunque natura essi siano.
E mentre continui a guardarmi parlando con il piglio di chi deve convincermi per forza ti chiedo: "hai mai visto in faccia il buio? Sei cosi sicuro di riuscire ad affrontarlo?"


Andrea Bidin

Amore ed amicizia: connubio indissolubile ?

Amicizia. Amore. L'affetto che in qualche maniera le unisce.
Sono sensazioni cardine nella vita di tutti i giorni, sono portatrici di emozioni uniche ed indimenticabili, motivi validi per affrontare le mille difficoltà che quotidianamente si pongono innanzi a noi.


Nel corso della nostra esistenza viviamo diverse volte queste situazioni, ci troviamo spessissimo di fronte a quelle emozioni che bisogna anche saper gestire, comprendere, alle volte accettare nonostante tutto e tutti.


Alle volte questi sentimenti si confondono tra di loro e diventa difficile distinguerli per far chiarezza su ciò che proviamo. Alle volte questo "lavoro" è inutile e non ce ne rendiamo conto.


Quando vogliamo bene ad un amico (senza distinzioni di sesso) e teniamo veramente a lui, diventa quasi superfluo distinguere le due cose, perchè in fondo se questo tuo amico soffrirà, gioirà, vivrà momenti brutti o belli.. tu farai altrettanto: essendogli vicino vivrai le sue emozioni, e lui le tue. Sarete in simbiosi l'uno con l'altro ed a quel punto terrete a lui come terrete a voi.


Dunque, dal momento che volenti o nolenti voi vi amate, è corretto affermare che amate anche lui o lei.


Ed allora, vale ancora la pena distinguere tra amicizia ed amore? Certo, specialmente quando nel rapporto subentra il sesso, la famiglia, la convinvenz: resta il fatto che in certe situazioni è semplicemente superfluo porsi il problema..


Andrea Bidin